Categoria: Terminale
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Jailbreak iOS 6.x Untethered con GNU/Linux
Molti amici mi chiedono se è possibile fare il Jailbreak di un dispositivo Apple da GNU/Linux, premettendo che, per mia libera scelta, non posseggo e non ho mai posseduto iPhone, iPad e via discorrendo, la risposta è certamente si!
*** ATTENZIONE ***
Questa guida ha il solo scopo didattico e dimostrativo, non mi ritengo responsabile dell’uso che ne potrete fare e vi assumete interamente ogni responsabilità nel caso potessero sorgere malfunzionamenti o guasti di qualsiasi tipo compresa la perdita dei dati.Inoltre da Wikipedia si può leggere:
Ai fini della legislazione italiana invece, non esistendo sentenze in merito e facendo riferimento al Codice Civile Italiano il jailbreak è legale. Questo perché il consumatore possiede i Diritti Reali sugli oggetti in suo possesso: questi diritti fanno sì che con gli oggetti acquistati regolarmente si possa fare ciò che si vuole (senza violare altre leggi), anche il jailbreaking.
In Italia, eseguire l’operazione di jailbreak sul dispositivo, non è quindi illegale, ma potrebbe causare la perdita della garanzia del dispositivo stesso.
Prima di eseguire la procedura è consigliabile fare una copia di sicurezza dei vostri dati e disabilitare il codice di blocco del vostro dispositivo.
Assicuratevi che la batteria del vostro dispositivo sia carica più del 50% e che siati muniti del cavo USB per collegarlo al computer.
Inoltre dovete avere una connessione wireless che permetta al dispositivo di collegarsi alla rete.Controllate che il vostro dispositivo sia supportato quindi presente nella lista:
- iPhone 3GS
- iPhone 4 GSM
- iPhone 4S
- iPod Touch 4G
- iPod Touch 5G
- iPad 2 Wi-Fi
- iPad 2 3G
- iPad 2 2012
- iPad 3 Wi-Fi
- iPad 3 Wi-Fi + 4G
- iPad 4 Wi-Fi
- iPad 4 Wi-Fi + 4G
- iPad Mini Wi-Fi
- iPad Mini 3G
Adesso non vi resta che scaricare il programma evasi0n che vi consentirà di effettuare il jailbreak.
Andate sul sito www.evasi0n.com e scaricatevi il paccheeto per GNU/Linux.
Terminato lo scaricamento aprite un terminale nella cartella dove è stato scaricato il pacchetto e lanciate il comandosha1sum nome_file.tar.lzmasostituite la scritta in rosso con il nome del vostro file, nel mio caso
sha1sum evasi0n-linux-1.5.3-f284166e164e33735163af64b0af4e6336654345-release.tar.lzmacontrollate che il risultato corrisponde a questo numero
620dcb7996b1f3497827b11876bf0c2fae069ecf
se non corrisponde riscaricatevi il file.
Adesso bisognerà scompattare il paccetto lanciando il comandotar --lzma -xvf evasi0n-linux-1.5.3-f284166e164e33735163af64b0af4e6336654345-release.tar.lzmasi creerà una cartella evasi0n-linux-1.5.3 spostatevi in quella cartella e avviate evasi0n
cd evasi0n-linux-1.5.3 && ./evasi0nvi dovrebbe comparire questa finestra
non vi resta che collegare il vostro dispositivo al computer, tramite cavo USB, ed avviare cliccando sul pulsante jailbreak
Non toccare nessun tasto ne rimuovere il dispositivo!!!
Quando il processo è completo comparirà un icona di evasi0n sul dispositivo cliccateci sopra per completare il jailbreak.
Al termine riavviate il dispositivo e vedrete, nello schermo del vostro dispositivo, l’icona Cydia che certificherà il successo del vostro jailbreak. -

Colorare Pacman e il terminale
Colorare Pacman e il terminale
Se siete stufi di avere il vostro terminale bicolore e volete qualcosa di più colorato seguite la nostra guida.
Per prima cosa, nella votra cartella utente, aprire il file .bashrc con un qualsiasi programma per la modifica dei files di testo, tipo scite, gedit, mousepad, krite, libreoffice… nel nostro esempio utilizzeremo il programma Nano in riga di comando, di modo che tutti gli utenti GNU/Linux con i più disparati ambienti grafici non devono installarsi i suddetti programmi.
Da terminale digitare:nano ~/.bashrcelminare o commentare la riga:
PS1='[\u@\h \W]\$ ‘
ed inserire:
PS1=’\[\e[1;31m\]\u\[\e[m\]@\[\e[1;32m\]\h\[\e[m\] \[\e[1;34m\]\w\[\e[m\] \[\e[0;33m\]\$\[\e[m\] ‘
salvare il file e riaprire il terminale per vedere le modifiche.
Potete anche aggiungere:alias ls=’ls –color=auto’
alias grep=”grep –color=auto”
export GREP_COLOR=’0;31′provate per esempio i comandi:
ls -ae per grep
ls /usr/lib | grep "xml"Per avere Pacman colorato aprire un teminale da amministratore:
nano /etc/pacman.confe decommentare #Color
# Misc options
#UseSyslog
Color
#TotalDownload
CheckSpace
#VerbosePkgListssalvate il file e provate a fare una ricerca dei pacchetti
pacman -Ss pacman -
Aggiungere la Swap a mano
Sul mio vecchio portatile, per motivi di spazio, non ho creato la partizione di swap pensando che i 512mb di RAM bastassero.
All’ atto pratico avviando alcuni programmi (che non scrivo per non creare guerre filosofiche) la memoria si satura ed il sistema si riavvia.Aggiungere un bancale di memoria non è possibile, riformattare il disco non mi sembra proprio il caso, cosa fare?
Come già descritto la partizione swap non è altro che un file e per questo motivo è possibile creare un file che serva proprio per eseguire le stesse operazioni della partizione swap, per esempio per aggiungere 512mb, al sistema, basterà aprire un terminale da amministratore e dare il comando:
dd if=/dev/zero of=/var/tmp/swapfile bs=1024 count=524288dove il comando dd if=/dev/zero of=/var/tmp/swapfile, per semplificare, crea un file vuoto nella cartella /var/tmp l’ opzione bs=1024 permette di leggere e scrivere 1024bytes al tempo stesso e l’opzione count=524288 dà la dimenzione al file swapfile di 512mb.
Adesso si dovrà impostare la swap e farla puntare sul file /var/tmp/swapfile sempre da terminale d’ amministratore digitare il comando:
mkswap /var/tmp/swapfileper motivi di sicurezza bisognerà impostare i permessi sul file creato con i comandi:
chown root:root /var/tmp/swapfilechmod 0600 /var/tmp/swapfilesolamente l’ utente root può leggere e scrivere il file.
Adesso attiviamo la partizione swap col comando:
swapon /var/tmp/swapfileper rendere effettiva questa modifica bisognerà inserire nel file /etc/fstab la seguente stringa
/var/tmp/swapfile swap swap defaults 0 0
per vedere se tutto è andato a buon fine digitare:
swapon -s -
Archlinux e pyvolwheel
Ultimamente per chi utilizza Archlinux le cose sono un pò cambiate.
Il file rc.conf è stato decentralizzato, adesso i moduli è preferibile caricarli dalla cartella /etc/modules-load.d/.
La cartella logicamente risulterà vuota starà a noi inserire i files corrispondenti hai moduli da caricare all’avvio.
In precendenza avevo scritto un articolo pyvolwheel Error: file o directory non esistente: ‘/dev/mixer’ per correggere l’errore e per far funziona pyvolwheel bastava inserire il modulo snd-mixer-oss nella sezione MODULES() nel file rc.conf, ma come detto in precendenza, adesso la soluzione migliore è crearsi un file snd-mixer-oss.conf nella cartella /etc/modules-load.d/ per caricarlo.
La procedura è semplice basta aprire un terminale da ammonistratore e dare il seguente comandonano /etc/modules-load.d/snd-mixer-oss.confinserire questa 2 righe:
# carica il modulo snd-mixer-oss.ko all’avvio del sistema
snd-mixer-osssalvare il file premendo contemporaneamente i tasti CRTL e O premere il tasto INVIO per confermare ed uscire premendo i tasti CTRL e X
a questo punto potete togliere snd-mixer-oss da MODULES() in rc.conf e consiglio di dare una letta al manuale di rc.confman rc.conf -

Aiuto! Archlinux ha eliminato l’installatore grafico
Con l’uscita della versione Arch Linux 2012.07.15 molti utente si sono trovati spiazzati.
Dalla nuova versione è stato rimosso ArchLinux Installation Framework l’installatore grafico di Archlinux per ovviare a questo piccolo inconveniente una della soluzione è provare Archboot.Archboot vi permetterà di installare Archlinux tramite un installatore grafico, inoltre ci dà la possibilità di installare Archlinux con il kernel LTS anche su supporti esterni come ad esempio una in penna USB, ci permette la gestione della console e il supporto per raid, dmraid e lvm2 e molto altro ancora.
Archboot fino ad oggi viene rilasciata con la ISO aggiornata al giugno 2012 e per questo motivo volta installata avremo il problema di dipendenze con le librerie glib, tale problema comunque è risolvibile nel seguente modo.
Per ArchLinux a 32 bit eseguire questo comando da amministratore:
pacman -U http://pkgbuild.com/~allan/glibc-2.16.0-1-i686.pkg.tar.xzPer ArchLinux a 64 bit eseguire questo comando da amministratore:
pacman -U http://pkgbuild.com/~allan/glibc-2.16.0-1-x86_64.pkg.tar.xzpoi digitiamo:
rm /etc/profile.d/locale.she di seguito, sempre come amministratore, il comando:
pacman -Su --ignore glibca questo punto possiamo effettuare l’aggiornamento della distribuzione.
Finito l’aggiornamento basta dare comando da amministratore:pacman -Suquesta volta aggiorneremo anche glibc ed avremo la nostra Arch Linux perfettamente aggiornata.
Per maggiori informazioni consiglio di consultare la pagina dedicata nel wiki di Arch Linux.
Per chi si è ritrovato il sistema inutilizzabile, una soluzione è montare la partizione su cui è installata la Archlinux con un live cd o con qualsiasi altra distribuzione installata sul nostro disco fisso con il comando:
mount /dev/sdaX /mntdove la X và sostituita con il numero della partizione root nella quale è installata la nostra Archlinux.
Spostarsi nella cartella mnt con il comando:cd /mnte dare i seguenti 3 comandi:
cp -ar lib/* usr/lib/ && rm -rf lib && ln -s usr/lib libCon questi comandi per prima cosa copiamo i files della cartella lib nella cartella /usr/lib (cp -ar lib/* usr/lib/), rimuovono la vecchia cartella lib (rm -rf lib) e per ultimo si crea un collegamento simbolico lib che rimanda alla cartella /usr/lib (ln -s usr/lib lib).
I simboli && servono solo per concatenare i vari comandi.Per maggiori informazioni su Archboot consiglio di consultare la pagina dedicata dal wiki di Arch Linux in inglese.
Per scaricare le ISO potete visitare il sito mirrors.prometeus.net

